Mum, blogger & high heels: ecco le mie tre anime

Top ten delle mamme blogger più famose

Chiara Cecilia SantamariaIl mummy blogging, ovvero quel fenomeno per cui sempre più mamme scrivono un blog raccontando la loro quotidianità divisa tra famiglia, vita privata e lavoro, è in crescita anche nel nostro paese. In questi blog sempre più diffusi si parla di tutto: come gestire una gravidanza, i figli, il marito o compagno che sia, i rapporti coi colleghi, la cucina, il lavoro… Ma si affrontano anche argomenti che riguardano le proprie passioni e gli interessi individuali: i viaggi, la palestra, l’arte, la moda, il giardinaggio, talvolta anche il pettegolezzo e chi più ne ha più ne metta…. Insomma, tutto ciò che attiene direttamenteo anche meno direttamenteal mondo delle donne con figli viene affrontato e condiviso con le lettrici/lettori che si collegano al sito. I social in genere oggi sono una realtà sempre più presente nel nostro mondo e nella nostra esistenza: Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e così via hanno ormai assunto una parte importante nella quotidianità di ciascuno di noi e di giorno in giorno affidiamo proprio a loro i nostri aneddoti, le nostre amicizie, le nostre passioni, le nostre idee, la nostra vita.

Valentina PicciniCosì anche io, oltre al mio impegno in Advertigo, sono una blogger, una mamma 2.0, diremmo oggi (quella che vedete nella foto qui a sinistra sono io). Per scelta, oltretutto, perché scrivere è la mia passione, oltre alla moda e, in particolare, alle scarpe, quelle vere, con i tacchi alti, altissimi. In più sono mamma di tre meravigliose bambine. Quale modo migliore, allora, per far convivere tutte queste facce di una stessa medaglia se non quella di realizzare un blog? Da ottobre dello scorso anno, infatti, mi sono costruita il mio piccolo spazio personale nell’oceano della blogosfera. Lì c’è una parte di me e della mia vita.

Per puro caso sabato scorso arriva sul mio profilo Facebook un interessante post, che stila la classifica delle mamme blogger più famose. Molti i nomi presenti e complessa l’operazione di selezione, dicono gli autori del post di “donnaclick.it”, perché il web è pieno zeppo di scrittrici anche dotate di talento che hanno un personal blog.

Scorrendo l’articolo scopro, con mia grande sorpresa, che alla decima posizione c’è anche il mio “mammeaspillo.it“… Sono assolutamente grata e riconoscente verso tutti coloro (sicuramente in prevalenza donne e, ad oggi, circa 11500 followers) che mi hanno letta e sostenuta fino a qui in un così breve arco temporale. Aver raggiunto questo step è stato per me importante ed impegnativo, ma al tempo stesso gratificante e stimolante! Ne sono fiera, e non è finita qui… Grazie a tutti!

 

 

 

Social Family Day a Milano

Mamme blogger in vetrina

Oggi e domani 24 e 25 maggio saremo in trasferta a Milano per il Social Family Day, un evento organizzato da FattoreMamma . Un’occasione di dialogo tra le mamme 2.0, un luogo non più virtuale che dà alle blogger che parlano del settore la possibilità di imparare, perfezionarsi, fare rete e  guardare insieme verso nuovi traguardi.

A partire da questa edizione l’evento si svolge in due giornate, il venerdì – con una serie di proposte di workshop (MOMClass) per le mamme blogger (sviluppo del blog, strategie e tecniche di uso dei social media, personal branding, scrittura creativa…) – ed il sabato, durante il quale si terranno conversazioni tematiche (MOMTalk) sugli argomenti che più coinvolgono le mamme blogger in Rete. Nello stesso giorno verrà assegnato il FattoreMamma Award, un premio destinato ai progetti più innovativi tra quelli lanciati dalle mamme blogger durante l’anno precedente e quello in corso.

Sabato dialogo tra le partecipanti sul tema #sfidedimamma, conversazione digitale che tramite Twitter ed Instagram tiene da settimane impegnate le blogger presenti all’evento.

Philps, Real Time, i Piccolini Barilla, Donna Moderna, questi alcuni degli sponsor della manifestazione; una realtà, quella delle mamme digitali, in costante crescita e i produttori lo sanno bene!

 

Google celebra Saul Bass

Un Doodle per il genio dei titoli di testa

saul bass vertigo

A 93 anni dalla sua nascita, Google dedica la giornata odierna a Saul Bass, designer e pubblicitario statunitense: un Doodle e un cortometraggio della durata di un minuto e mezzo. Scomparso nel 1996, Bass ha realizzato loghi e immagini per grandi aziende (AT&T, United Airlines, Minolta, Contintental e Warner Communications), ma è ricordato soprattutto come “il mago delle sigle di testa”, colui che ha trasformato le sequenze introduttive dei film in una forma d’arte.

Punto di svolta della sua carriera è l’inizio della collaborazione con Warner Bros (1944). Da quel momento per Saul Bass inizia il sodalizio con il cinema americano, che lo porta a legarsi ai registi del secolo, tra cui Hitchock, Preminger, Scorsese, Kubrick e Spielberg e a realizzare le sigle di testa di capolavori come Vertigo (1958), Psycho (1960), Spartacus (1960), West Side Story (1961), Shining (1980), Goodfellas (1990) e Cape Fear (1991). Sua anche la grafica di “Casinò” e “Schindler’s List”. Non semplici scritte noiose per omaggiare i protagonisti, ma dei piccoli film prima del film.

L’inconfondibile stile di Saul Bass – che ha ispirato anche noi di Advertigo per la creazione del nostro logo – viene quindi “ripercorso” da Google in un video in cui i tratti peculiari delle sequenze cinematografiche che hanno reso celebre Saul Bass sono sapientemente “mixati” con il logo di Google.Il tutto, sulle note di “Unsquare Dance” di Dave Brubeck.


 

Shazam, dalla musica alla moda

L'evoluzione della celebre app

Utilizzate abitualmente Shazam per individuare, taggare, condividere la vostra musica preferita? Preparatevi a farlo anche con gli abiti!Dal 2008, anno della sua creazione da parte della Shazam Entertainment, la famosa app che identifica i brani in trenta secondi “ascoltandoli” , ne ha fatti di passi avanti: grazie ad un database di contenuti ormai molto vasto e all’interazione con le altre piattaforme Shazam è in grado di fornivi testi, date dei tour, offrirvi la funzione di condivisione e quant’altro. Di recente, poi, la codifica audio è stata ampliata, in modo da far riconoscere alla app anche i contenuti provenienti dalla televisione. Cosa c’entra con il fashion?

L’azienda britannica sviluppatrice del software punta, un pò come Google, ad entrare nella vita quotidiana del consumatore, attraverso un applicativo che permetterà l’identificazione dei vestiti e non solo. L’utente dovrà soltanto sedersi sul divano, armarsi di smartphone e taggare il programma televisivo che sta guardando per conoscere maggiori dettagli sul programma stesso, sui suoi contenuti, sul cast ed accedere a contenuti extra. Ma soprattutto – per la gioia degli appassionati del settore – potrà “scansionare” i protagonisti e collegarsi direttamente allo shop on line del brand. Un mero divertissement? Non proprio…

Il Ceo di Shazam, Andrew Fisher, dichiara apertamente al Guardian che con questa funzione si aprono nuove strade sulla frontiera del marketing: in pratica, attraverso la creazione della categoria “media engagement”, il consumatore entrerà in contatto con il prodotto senza passare attraverso i motori di ricerca. Un ulteriore passo avanti rispetto al sistema QR Code e a quelli di Realtà Aumentata. Una sorta di Google alternativo in un mercato, quello dei tablet, che sta letteralmente soppiantando quello dei pc. Il termine “Shazamming” seguirà le orme del neologismo “googlare”, definito già nel 2010 da Mashable “parola del decennio”?

shazam moda identificzione

Il rap della mamma acrobata per la nuova 500l

La nuova 500l parla alle donne

mamma che canta rap

Lo spot della nuova 500L di Fiat Uk fa impazzire i sudditi di Sua Maestà. Solo che, a guardarlo bene, la macchina si vede appena. Forse per questo inizialmente la dirigenza dell’azienda è rimasta perplessa… Finchè il materiale non è finito tra le mani della moglie dell’amministratore delegato, che non la smetteva più di ridere. A giudicare dai click sul web, la signora ha fatto bene a convincere il marito ad accettare la proposta.

Protagonista dello spot una Rachel Donovan nei panni azzeccatissimi di una casalinga quarantenne, alle prese con quattro figli e le sfide quotidiane che chiunque debba e voglia essere madre ma anche donna deve affrontare. Un rap concitato in cui si parla di cene a base di bastoncini di pesce avanzati, di orgasmi finti, notti in bianco, di mani una volta curate ed ora unte ed appiccicose. Per culminare con la necessità – più che la voglia – di bersi un bicchiere di vino la sera, per assecondare la quale la bionda super-mamma si è iscritta ad un club per lettura di libri.

“The Motherhood’ feat. Fiat 500L,” non è solo un video simpatico, ma il modo in cui Fiat Uk si avvicina al suo pubblico di riferimento, ovvero a quelle madri che tentano con tutte le forze di mantenere il loro grado di stilosità pre-maternità, a quelle che, nonostante tutto, non rinunciano ad essere fashion. Impossibile per qualsiasi donna nelle stesse condizioni non immedesimarsi… Sarà per questo che le vendite aumentano in maniera esponenziale? Della serie: forse quest’auto può salvarmi da questa vita che ho scelto ma in cui non mi riconosco più…

Il caso Breast Milk Baby

una bambola scandalosa?

Il caso Breast Milk Baby

La Breast Milk Baby è pensata per le bambine da due anni in su, che vogliano ricreare in tutto e per tutto il rapporto madre-figlia con la propria bambola. Savannah, Cameron, Lilyang, Tony, Jessica e Jeremiah. Deliziosi bebè che mangiano dal seno della loro mamma, piangono e devono essere cambiati, ognuno con la propria personalità ed i propri tratti somatici; il problema è che la “mamma” dovrebbere essere vostra figlia. In pratica la bambina indossa un corpetto-reggiseno con finti capezzoli a forma di fiore e la bambolina succhia, per poi espletare i suoi bisogni alla fine della poppata, con tanto di pianto uggioso incorporato. Inutile dire che la bambola arriva nel mercato statunitense – dopo essere già stata su quello europeo – con un corteo di polemiche: chi la definisce “strana e mostruosa”, chi dice che è assurdo che “una bambina che non ha ancora sperimentato la pubertà e non ha il seno impari ad allattare”, chi, per contro, sostiene che incoraggi la pratica naturalissima dell’allattamento al seno e che il problema non sia la bambola, ma il fatto che l’allattamento in sè sia visto come un qualcosa dai forti richiami sessuali. Insomma – dicono i produttori – lasciate che vostra figlia esprima il proprio amore verso la creaturina nel modo più naturale che esista: allattandola.

bambola da allattare

Insomma, l’opinione pubblica si divide sul caso della Breast Milk Baby: da una parte, i sostenitori dell’allattamento ad ogni costo, che affermano: “allattare è la pratica più naturale al mondo e non solo è salutare per il bambino, ma aiuta la madre a tornare in forma in poco tempo e previene il tumore al seno”. Quindi, spiegatelo a vostra figlia e lasciate che faccia partica. Dall’altra parte chi difende il diritto dei bambini di essere bambini e di non sperimentare prima del tempo cose che sono riservate ad un’altra epoca della nostra vita. Comunque dando uno sguardo al sito www.thebreastmilkbaby.com, viene spontaneo dirlo: lasciate che i bambini facciano i bambini.

Breast milk baby

Il nuovo sito Advertigo

Benvenuti nel nostro mondo

Il rinnovamento è parte fondamentale della comunicazione. E la comunicazione è il mondo di Advertigo. Per questo, nonostante l’azienda sia giovane e formata da persone che non si sono adeguate ai tempi della rivoluzione web e social, ma che in quei tempi ci sono nati, li hanno vissuti, interpretati, amati, abbiamo sentito fortemente l’esigenza di mostrare meglio all’esterno ciò che siamo. A partire dalle persone che formano la nostra azienda e dalle loro competenze e passioni.

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Perché le cose non si modificano mai completamente – proprio come il carattere delle persone – ma migliorare è sempre possibile. Da oggi quindi Advertigo si pone come luogo virtuale (e non solo) di riferimento per chi ama la comunicazione tout-court, che si rivela non solo nelle strategie che quotidianamente mettiamo in atto, ma anche e soprattutto nel descrivere il mondo e la quotidianità di chi di questa voglia di comunicare ha fatto il suo way of life.

Ecco il nostro nuovo sito, il nostro nuovo blog… Benvenuti nel mondo di Advertigo.

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Il lusso della normalità

Lanvin punta sulla gente comune

lanvin campagna 2012 uomo di colore

La moda reinventa i suoi codici comunicativi. E lo fa puntando sulla gente comune. E chi pensasse che a scegliere questa strada siano marchi dal target medio-basso come Piazza Italia (bellissimo il nuovo catalogo con persone reali e hashtag di riferimento per dire la tua su twitter), dovrà ricredersi. Perchè dopo il caso American Apparel – che ha scelto come testimonial una sessantenne mezza nuda in un ristorante di New York – è nientemeno che il colosso del lusso Lanvin a cedere al fascino del “comune”.D’altra parte, dopo campagne basate su video virali in cui i protagonisti erano i corpi sinuosi e seminudi delle modelle danzanti o l’accostamento modelle-rettili, era difficile andare oltre. La maison ce l’ha fatta, assoldando Steven Meisel e affidandogli il compito di fotografare la “normalità” dei propri abiti, indossati da “modelli per caso” tra i 18 e gli 82 anni. Il bello è che a posare per Steven Meisel non ci arrivano neanche molte super topmodel dai fisici perfetti, dopo innumerevoli casting.

“Mi piaceva l’idea di riportare questi vestiti sulla strada e vedere come vestivano diversamente tagli ed età agli antipodi. Quella delle fotografie sembra una sorta di strana famiglia e mi piace”, afferma il portavoce della maison. Così, archiviate le modelle di fama internazionale, Lanvin ha dato il benvenuto ad un cameriere, un designer di cappelli, un’ex ballerina, un immigrato ed altre persone per riportare la sua moda nella strada, sua principale fonte di ispirazione e dimostrare che lo stile rimane tale su tutti i fisici e a tutte le età… Basta condirlo con la propria personalità. La personalità dell’ottantaduenne Jacquie Murdock, conosciuta nell’ambiente della danza come Tajah, quando si esibiva all’Apollo theatre, o del designer di cappelli Tziporah. Le storie e i racconti dei modelli ‘occasionali’, attuali protagonisti delle campagne magazine della maison, sono raccolte in un video virale lanciato lo scorso agosto.

ballerina 82 anni con abiti lanvin

Che dopo gli anni del glamour e del lusso a tutti i costi, anni in cui abbiamo guardato con invidia e talvolta indignazione alle pagine pubblicitarie dei più famosi magazine di moda, ora sia la ‘normalità’ l’unico modo di fare notizia? Che sia l’unica, vera formula, per catturare e far tuo il cliente? Di sicuro, si tratta di un bel passo avanti verso la democratizzazione del ben vestire. Ma non possiamo dire che la famosa crisi dell’economia mondiale, che inizia a farsi sentire anche nel mercato del lusso, non c’entri nulla (a proposito, sapete che la sede storica di Tiffany è a rischio chiusura?). La campagna così realizzata, orfana dei cachet stellari delle supertop, è infatti costata meno della metà della precedente. E sicuramente ha fatto parlare molto più di sè.