Amazon S3, 2 trilioni di oggetti nel cloud

Il successo del CDN

Cloud Computing

La piattaforma cloud S3 di Amazon ha raggiunto la sbalorditiva cifra di 2 trilioni (2000 miliardi) di oggetti (file, di lunghezza arbitraria compresa tra 1 byte e 5 terabyte) immagazzinati. In Advertigo amiamo il Cloud e soprattutto le piattaforme di Amazon, dove abbiamo spostato il 90% dei nostri servizi. Per questo e per altri motivi siamo molto contenti quando ci si presentano questi risultati che fino a poco tempo fa potevano sembrare fantascienza. Basti dire che nel giugno del 2012 Amazon aveva festeggiato il primo trilione.

Quando si parla di numeri con molti zeri (2.000.000.000.000) è difficile figurarseli in testa. Per fare un paragone se noi impilassimo 2000 miliardi di iPhone 5 otterremmo una torre alta un decimo della distanza media tra il sole e la terra. Questo in linea teorica si intende e poi il 3G non prenderebbe così bene nello spazio profondo.
A parte gli scherzi noi utilizziamo svariate tecnologie per gestire e servire file statici. Un esempio è questo. Il file con il nostro nuovo logo risiede nella cartella /wp-content/uploads di WordPress:

Il logo Advertigo nel cloud

Il nostro nuovo logo si trova nel datacenter Amazon in Irlanda

http://advertigo.it/wp-content/uploads/logo-advertigo.jpg

se si accede direttamente a quel file il nostro server risponde con un 302 Redirect a questo oggetto:

http://media.advertigo.it.s3-eu-west-1.amazonaws.com/web/advertigo.it/logo-advertigo.jpg

alleggerendo il carico del nostro server e velocizzando l’apertura della pagina da parte dell’utente.

I tool

Per gli addetti ai lavori ci sono molti tool che agevolano la gestione dei contenuti su S3. Lato server noi utilizziamo l’ottimo plugin open source Amazon S3 Uploads di Artem Titkov ed s3cmd di Michal Ludvig. Lato client invece ci avvaliamo di svariati programmi: Cyberduck di David V. Kocher (client FTP, SFTP, S3, etc.), S3Fox Organizer della Suchi Software (plugin S3 per Firefox) e naturalmente l’interfaccia nativa di Amazon.

Un successo del cloud

Perché questo tipo di servizi di CDN è così popolare? Prima di tutto perché S3 ha un costo molto basso e si applica a consumo. La tabella con i costi ufficiali ci mostra che S3 costa solo 0.095$ al gigabyte al mese per il primo terabyte. Il prezzo poi va in calando all’aumentare dei file fino a scendere a 0.055$ al gigabyte se si hanno più di 5 petabyte di dati.

Al secondo posto perché la durabilità dei dati è assicurata. Amazon garantisce che il 99.999999999% dei dati non vengono corrotti/persi. Questo vuol dire che solo 20 dei 2 trilioni di file potrebbero in linea teorica dare problemi. Perché si parla di teoria? Amazon non può dire “100%” (certezza assoluta) solo perché potrebbe creargli problemi nella più che remota ipotesi che un file venga perso.

Solo un evento macro-cosmico può intaccare il cloud di Amazon. La scala Torino è un metodo per classificare quando un meteorite capace di causare una catastrofe climatica globale cadrà sulla Terra. Tali eventi occorrono in media ogni 100.000 anni. Quindi c’è una probabilità del 0.0000000001 % che noi di Advertigo perderemo parte o tutti i nostri dati il prossimo anno.

Noi siamo un’azienda che ha il cloud nel DNA e usiamo sempre più servizi online e questo sia per agevolarci il lavoro ma soprattutto per dare servizi sempre migliori ai nostri clienti.

Il video social dei Light Light

un sacco di cursori

Light Light Kilo

La band rock olandese dei Light light è la prima a fare il primo vero e proprio video social musicale. Tutte le volte che il video viene riprodotto vengono catturati i movimenti del mouse in tempo reale. I dati vengono poi codificati inserendoci tutti i cursori degli spettatori nel video. Provate voi stessi sul sito http://donottouch.org.

Lo spettatore è incoraggiato a interagire con i contenuti del video seguendo le note di Kilo, una canzone del loro primo EP acquistabile già ora su iTunes.

È interessante vedere che la maggioranza degli spettatori seguono di fatto quello che gli viene detto. Esempi di interazione: seguire un cerchio verde che ondeggia, indicare in una linea temporale la propria età, creare una maschera al cantante o il non coprire di puntatori una modella nuda adagiata su un materassino da Yoga.

I video non sono mai stati veramente social. Leggere i commenti su YouTube è sempre stato “a tuo rischio e pericolo”. Data la natura anonima è praticamente impossibile trovare un video senza commenti sessisti, razzisti o ogni sorta di arrabbiate teorie cospirative. Questo ha portato Google a promuovere una campagna nel luglio 2012 per permettere e consigliare agli utenti di usare il loro vero nome e cognome su YouTube, campagna che a oggi si è rivelata fallimentare.

Il video e la tecnologia che c’è dietro sono frutto dell’ingegno dell’artista olandese Roel Wouters dello Studio Moniker. Wouters ha voluto rompere la barriera dell’approccio ai contenuti video dove si è solo spettatori passivi capaci solo di interrompere quello che si sta vedendo venendo incontro a tutti quelli che preferiscono interagire con quello che gli si presenta davanti agli occhi.

Passando a cose più tecniche il video è reso possibile da un ingegnoso uso di Amazon S3. I dati cursore vengono salvati come un file JSON e poi spediti a fine video su S3 tramite un URL firmato. Ogni mezz’ora un’istanza Node.js scarica tutti i dati cursore, ricodifica il video con FFmpeg inserendo delle bitmap dei cursori standard Windows/Mac/Ubuntu e poi carica il video su Vimeo. Gli ideatori hanno inserito un’easter egg. Basta aprire la console del browser e si potra leggere una breve presentazione del progetto a colpi di console.log().