Mass-media e moda: comunicare la moda

Moda e comunicazione nell'era digitale

moda e comunicazione

Fin dagli anni ’60 e ’70 la moda è stata oggetto di interesse e curiosità anche da parte di settori fino ad allora estranei al fenomeno, in particolare sociologi, antropologi e semiologi che all’argomento hanno dedicato studi e riflessioni accademiche, affascinati dalla trasformazione verificatasi, nelle società capitalistiche occidentali, della moda da pratica di distinzione sociale a forma espressiva e comunicativa. Se da un lato essa viene percepita come un mondo dorato, fatto di immagine e di apparenza, di “fumo” e di poca sostanza, dall’altro implica molto di più: attraverso la moda noi comunichiamo qualcosa di noi stessi e della nostra identità, essa ci influenza e plasma i nostri desideri e la nostra immaginazione. Inoltre, se partiamo dall’assunto che tutto comunica, allora anche i vestiti che quotidianamente indossiamo, il modo in cui ci adorniamo, ci pettiniamo o ci trucchiamo parlano di noi e del nostro essere. Pertanto, è anche attraverso di essa che possiamo comunicare reciprocamente e definire, trasmettere la nostra identità sociale. Essa ha bisogno di far accettare continui, repentini e disorientanti mutamenti delle creazioni prodotte, in un turbinio perenne di riproposizioni e stravolgimenti.

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Navigando sul web, scopriamo che è stato creato un neologismo che riguarda da vicino l moda: si tratta della modalogia, ovvero la  filosofia della moda che cura la persona e la sua immagine attraverso la consulenza filosofica. Sua mission - si legge sul profilo Facebook creato ad hoc dalla sua curatrice Cristina Finazzi – è lo «studio della moda: dall’essenziale al superfluo; dal problema alla soluzione». Questo ci dà la cifra di quanto oggi sia avvertito come necessario per gli appassionati ed esperti del settore teorizzare, ragionare e discettare sull’argomento. Ma la moda non è soltanto creatività, estro e intuito. Essa è anche management, strategia, capacità imprenditoriale e competitività. Ecco, dunque, che proprio la comunicazione assume un ruolo determinante per le imprese che fanno moda.

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Tutto ciò è tanto più evidente oggi, nei tempi dei social media, di Facebook e Twitter e del proliferare del fenomeno dei fashion bloggers che scrivono di moda. In attesa che venga fondato lo statuto epistemologico della modalogia, le aziende si sono adeguate ai tempi e sempre più spesso decidono di affidare l’immagine del proprio marchio alle sapienti mani dei bloggers più influenti, con lo scopo di incrementare la reputazione del brand. Nell’era digitale le parole d’ordine sono condividere, interagire. Lo hanno ben compreso le aziende di moda che sono scese dall’alto delle loro torri d’avorio verso i loro consumatori finali, facendo dialogare meglio e più direttamente questi due mondi. È in questo modo che le maisons prendono consapevolezza di cosa è apprezzato o cosa non piace delle loro collezioni,  cosa si dice on-line del loro marchio dai navigatori del web, nella direzione di costruire la sua brand reputation. Ma la comunicazione si sviluppa anche tra gli stessi consumatori che si scambiano idee, consigli su quali marchi scegliere e su quali capi delle collezioni proposte indossare e acquistare, magari proprio tramite la rete. In effetti, i dati parlano chiaro:

sfilata moda milanoil rapporto redatto dallo studio di consulenza strategica Casaleggio Associati di Milano ci dice, a tal proposito, che nel 2012 il settore dell’e-commerce è cresciuto in Italia del 12% per un valore di 21,1 miliardi di Euro. Non solo, ma il consorzio di commercio elettronico italiano Netcomm ha effettuato delle ricerche secondo cui nel mese di Febbraio 2013 il settore della vendita on-line di articoli di moda è in crescita continua. L’abbigliamento fa la parte del leone con il 40,6% delle quote totali, le scarpe con il 30,6% del totale, gli accessori con il 30,4%, di cui le borse da donna rappresentano il 15%. Grazie ai social e ai posts, positivi e negativi, che quotidianamente vengono taggati nei profili delle aziende di moda, i brands si connettono ai loro followers con l’obiettivo ben chiaro di rendersi appetibili per delle fasce di mercato sempre più ampie e acquisire porzioni nuove del popolo degli internauti.

Le potenzialità della rete, in questo senso, non sono state ancora del tutto studiate o sfruttate. Vedremo in futuro quali saranno le novelle strategie messe in atto dai maghi del marketing digitale per creare un livello di engagement sempre più alto sul pubblico e tradurre il binomio moda+comunicazione in fatturati.

 

Mum, blogger & high heels: ecco le mie tre anime

Top ten delle mamme blogger più famose

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Chiara Cecilia SantamariaIl mummy blogging, ovvero quel fenomeno per cui sempre più mamme scrivono un blog raccontando la loro quotidianità divisa tra famiglia, vita privata e lavoro, è in crescita anche nel nostro paese. In questi blog sempre più diffusi si parla di tutto: come gestire una gravidanza, i figli, il marito o compagno che sia, i rapporti coi colleghi, la cucina, il lavoro… Ma si affrontano anche argomenti che riguardano le proprie passioni e gli interessi individuali: i viaggi, la palestra, l’arte, la moda, il giardinaggio, talvolta anche il pettegolezzo e chi più ne ha più ne metta…. Insomma, tutto ciò che attiene direttamenteo anche meno direttamenteal mondo delle donne con figli viene affrontato e condiviso con le lettrici/lettori che si collegano al sito. I social in genere oggi sono una realtà sempre più presente nel nostro mondo e nella nostra esistenza: Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e così via hanno ormai assunto una parte importante nella quotidianità di ciascuno di noi e di giorno in giorno affidiamo proprio a loro i nostri aneddoti, le nostre amicizie, le nostre passioni, le nostre idee, la nostra vita.

Valentina PicciniCosì anche io, oltre al mio impegno in Advertigo, sono una blogger, una mamma 2.0, diremmo oggi (quella che vedete nella foto qui a sinistra sono io). Per scelta, oltretutto, perché scrivere è la mia passione, oltre alla moda e, in particolare, alle scarpe, quelle vere, con i tacchi alti, altissimi. In più sono mamma di tre meravigliose bambine. Quale modo migliore, allora, per far convivere tutte queste facce di una stessa medaglia se non quella di realizzare un blog? Da ottobre dello scorso anno, infatti, mi sono costruita il mio piccolo spazio personale nell’oceano della blogosfera. Lì c’è una parte di me e della mia vita.

Per puro caso sabato scorso arriva sul mio profilo Facebook un interessante post, che stila la classifica delle mamme blogger più famose. Molti i nomi presenti e complessa l’operazione di selezione, dicono gli autori del post di “donnaclick.it”, perché il web è pieno zeppo di scrittrici anche dotate di talento che hanno un personal blog.

Scorrendo l’articolo scopro, con mia grande sorpresa, che alla decima posizione c’è anche il mio “mammeaspillo.it“… Sono assolutamente grata e riconoscente verso tutti coloro (sicuramente in prevalenza donne e, ad oggi, circa 11500 followers) che mi hanno letta e sostenuta fino a qui in un così breve arco temporale. Aver raggiunto questo step è stato per me importante ed impegnativo, ma al tempo stesso gratificante e stimolante! Ne sono fiera, e non è finita qui… Grazie a tutti!

 

 

 

Shazam, dalla musica alla moda

L'evoluzione della celebre app

Shazam

Utilizzate abitualmente Shazam per individuare, taggare, condividere la vostra musica preferita? Preparatevi a farlo anche con gli abiti!Dal 2008, anno della sua creazione da parte della Shazam Entertainment, la famosa app che identifica i brani in trenta secondi “ascoltandoli” , ne ha fatti di passi avanti: grazie ad un database di contenuti ormai molto vasto e all’interazione con le altre piattaforme Shazam è in grado di fornivi testi, date dei tour, offrirvi la funzione di condivisione e quant’altro. Di recente, poi, la codifica audio è stata ampliata, in modo da far riconoscere alla app anche i contenuti provenienti dalla televisione. Cosa c’entra con il fashion?

L’azienda britannica sviluppatrice del software punta, un pò come Google, ad entrare nella vita quotidiana del consumatore, attraverso un applicativo che permetterà l’identificazione dei vestiti e non solo. L’utente dovrà soltanto sedersi sul divano, armarsi di smartphone e taggare il programma televisivo che sta guardando per conoscere maggiori dettagli sul programma stesso, sui suoi contenuti, sul cast ed accedere a contenuti extra. Ma soprattutto – per la gioia degli appassionati del settore – potrà “scansionare” i protagonisti e collegarsi direttamente allo shop on line del brand. Un mero divertissement? Non proprio…

Il Ceo di Shazam, Andrew Fisher, dichiara apertamente al Guardian che con questa funzione si aprono nuove strade sulla frontiera del marketing: in pratica, attraverso la creazione della categoria “media engagement”, il consumatore entrerà in contatto con il prodotto senza passare attraverso i motori di ricerca. Un ulteriore passo avanti rispetto al sistema QR Code e a quelli di Realtà Aumentata. Una sorta di Google alternativo in un mercato, quello dei tablet, che sta letteralmente soppiantando quello dei pc. Il termine “Shazamming” seguirà le orme del neologismo “googlare”, definito già nel 2010 da Mashable “parola del decennio”?

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