Vettori “animati”

l'arte di Arthur De Pins

Arthur De Pins, La marche du crabe

La grafica vettoriale viene solitamente associata alla pubblicità e al design. Trattandosi di immagini descritte da un insieme di primitive geometriche (punti, linee, poligoni), è facile immaginarsela un po’ fredda e ingessata.
Non è così: ci sono artisti che scelgono proprio la grafica vettoriale come tecnica d’illustrazione, e il risultato certe volte è sorprendente.

È il caso di Arthur de Pins, artista poliedrico che viene dall’illustrazione pubblicitaria (ha collaborato con marchi autorevoli come Fnac, Carrefour o Nutella) ed è approdato al fumetto passando felicemente attraverso l’animazione. Qual’è il fil rouge della sua produzione?
Senz’altro proprio l’utilizzo della grafica vettoriale, inizialmente adottata “solo per necessità” nei suoi cortometraggi animati (come per il bellissimo L’eau de Rose), ma ormai diventata vera e propria cifra stilistica.

Il Chiodo Fisso
La sua opera più celebre resta senz’altro Péchés Mignons (edito in Italia da B&M, 2010), divertentissima striscia che narra dell’ossessione, tutta maschile, nei confronti del “cosiddetto” sesso debole. Stile cartoonesco e umorismo delicatamente osé, in una combinazione irresistibile.

Il Chiodo Fisso
Di tutt’altro genere Zombillenium (Renoir, 2011), dove alcuni “poveri mostri” lavorano come impiegati in un parco divertimenti, e devono fare i conti col problema dell’integrazione nella società umana. Sebbene lo stile grafico qui sia molto diverso da Péchés Mignons, la firma autoriale e artistica di De Pins è assolutamente riconoscibile. Il disegno, rigorosamente realizzato in vettoriale, come sempre è elegante e perfettamente funzionale alla storia.

Ma tra le originali invenzioni di De Pins, la più riuscita è sicuramente La Marcia del Granchio, che l’autore stesso definisce una storia di “ecologia balneare comica”. Il protagonista è un esemplare di Cancer Simplicimus Vulgaris, la cui particolarità è quella di poter camminare su un’unica direttrice, a causa della conformazione del suo carapace che impedisce alle zampe di poter curvare. Così, la triste vita del volgarmente detto “granchio quadrato” scorre senza quasi mai poter incontrare i propri simili, e se mai capita d’incrociare – lungo la propria direttrice – un esemplare del sesso opposto, la copula avviene febbrilmente, per poi continuare per la propria strada. Ma accade che, per puro caso, due Cancer Simplicimus Vulgaris si incontrino camminando lungo due direttrici perfettamente perpendicolari: scoprono allora che facendosi trasportare l’uno sulla schiena dell’altro, possono (forse per la prima volta nella loro storia evolutiva) spostarsi finalmente ovunque vogliano…

Arthur De Pins, La Marcia Del Granchio
Il fumetto, da poco giunto al suo terzo e ultimo capitolo (ancora inedito in Italia), è tratto da un noto corto d’animazione del 2009 scritto, diretto e realizzato dallo stesso De Pins: La Revolution Des Crabes.
Le vicende ironiche, dolci, sorprendenti, magistralmente narrate e (a un’attenta lettura) profonde, si legano a uno stile grafico essenziale e raffinato, in cui la scelta della tecnica vettoriale acquista la sua massima potenza espressiva.

Raccontare il proprio tempo

I fumetti, la rete e la velocità

Zerocalcare, La profezia dell'Armadillo

Se dico fumetto, come prima cosa penserete probabilmente a quello d’avventura, al giallo, al supereroistico, magari a quello erotico o alle strisce umoristiche. E a Topolino, ovviamente.
Non sentitevi troppo in colpa: è piuttosto normale, perché in Italia si pensa al fumetto soprattutto come “fumetto di genere”. Del resto fino alla fine degli anni settanta, e non solo in Italia, il fumetto era sinonimo d’intrattenimento leggero. Certo, non sono mancati i pretesti per raccontare storie cariche di riferimenti sociali (anche Tex si scaglia contro i burocrati e la corruzione) ma bisogna aspettare che Will Eisner in America pubblichi il suo Contratto con Dio per poter parlare di romanzo a fumetti.
Da quel momento in poi, però, il fumetto acquisisce nuova consapevolezza delle proprie potenzialità. Perché limitarsi a raccontare avventure, indagini, fantasie erotiche, gag… quando sì può raccontare la vita? Quando, addirittura, si può raccontare sé stessi?

Andrea PazienzaIn Italia Andrea Pazienza ha incarnato perfettamente lo spirito del proprio tempo, scrivendo e disegnando i diari di Pentothal, in cui drammi e incertezze personali si mescolano col narrato, in un singolare equilibrio tra comicamente surreale e drammaticamente “vero”.
Andrea nel fumetto ci metteva se stesso: si muoveva veloce tra mille diversi stili, come se il problema principale fosse fermare il momento, raccontare con urgenza, magari su un foglio a quadretti strappato dal primo quaderno a portata di mano. Una corrispondenza diretta tra voglia di raccontarsi e velocità d’esecuzione. Immediatezza del gesto.

Gipi, La Mia Vita Disegnata MaleMolti anni dopo, sarà Gipi a dimostrarci ancora una volta che raccontarsi è tutta una questione di urgenza. D’istantaneità. Lo farà magistralmente con La mia vita disegnata male (Coconino Press, 2008). Disegnata male, appunto, perché non c’è tempo per disegnarla “bene”. Perché la storia è tutto, chiede d’essere raccontata, e scaturisce sul foglio di carta quasi prima di poterla giudicare, di poterla filtrare.

Abbattere i filtri è l’ovvia necessità per raccontarsi davvero.
E se c’è un luogo dove la massima immediatezza è possibile, dove c’è assoluta “velocità” di risposta, questo è il web.
Per raccontare il nostro tempo, la rete sembra il luogo ideale, quale che sia il mezzo espressivo, e vale anche per il fumetto. Non c’è il filtro dell’editore, non esistono tempi di produzione. C’è solo l’autore e, dall’altra parte, subito il lettore.

MakkoxIl web non è (più) solo un modo per “farsi notare”, come tiene a ribadire Makkox – che in rete ci sguazza ormai da anni e che ha cominciato a far fumetti proprio da un blog – o per riuscire ad approdare alla blasonata pubblicazione cartacea. Pubblicare in rete è, appunto, pubblicare. La carta semmai arriva come conseguenza inevitabile. Ma per chi ha scelto il web, i due media non possono e non devono confondersi. Pubblicare in rete significa scegliere di abbattere i filtri.

ZerocalcareLo scorso novembre a Lucca Comics il Gran Guinigi per la miglior storia breve è toccato a un giovane autore. Si tratta di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, un altro che ha scelto la rete per raccontarsi. Per chi non lo sapesse, il Gran Guinigi è il più prestigioso premio italiano dedicato al fumetto. La giuria ha così motivato: “Per la capacità dell’autore nel padroneggiare il racconto breve con una cifra stilistica nel contempo ironica e drammatica fulmineamente calata nel quotidiano e nell’attualità.” Ed è vero: fulmineamente, appunto. Ancora velocità, ancora immediatezza.
Non può essere un caso.