Raccontare il proprio tempo

I fumetti, la rete e la velocità

Zerocalcare, La profezia dell'Armadillo

Se dico fumetto, come prima cosa penserete probabilmente a quello d’avventura, al giallo, al supereroistico, magari a quello erotico o alle strisce umoristiche. E a Topolino, ovviamente.
Non sentitevi troppo in colpa: è piuttosto normale, perché in Italia si pensa al fumetto soprattutto come “fumetto di genere”. Del resto fino alla fine degli anni settanta, e non solo in Italia, il fumetto era sinonimo d’intrattenimento leggero. Certo, non sono mancati i pretesti per raccontare storie cariche di riferimenti sociali (anche Tex si scaglia contro i burocrati e la corruzione) ma bisogna aspettare che Will Eisner in America pubblichi il suo Contratto con Dio per poter parlare di romanzo a fumetti.
Da quel momento in poi, però, il fumetto acquisisce nuova consapevolezza delle proprie potenzialità. Perché limitarsi a raccontare avventure, indagini, fantasie erotiche, gag… quando sì può raccontare la vita? Quando, addirittura, si può raccontare sé stessi?

Andrea PazienzaIn Italia Andrea Pazienza ha incarnato perfettamente lo spirito del proprio tempo, scrivendo e disegnando i diari di Pentothal, in cui drammi e incertezze personali si mescolano col narrato, in un singolare equilibrio tra comicamente surreale e drammaticamente “vero”.
Andrea nel fumetto ci metteva se stesso: si muoveva veloce tra mille diversi stili, come se il problema principale fosse fermare il momento, raccontare con urgenza, magari su un foglio a quadretti strappato dal primo quaderno a portata di mano. Una corrispondenza diretta tra voglia di raccontarsi e velocità d’esecuzione. Immediatezza del gesto.

Gipi, La Mia Vita Disegnata MaleMolti anni dopo, sarà Gipi a dimostrarci ancora una volta che raccontarsi è tutta una questione di urgenza. D’istantaneità. Lo farà magistralmente con La mia vita disegnata male (Coconino Press, 2008). Disegnata male, appunto, perché non c’è tempo per disegnarla “bene”. Perché la storia è tutto, chiede d’essere raccontata, e scaturisce sul foglio di carta quasi prima di poterla giudicare, di poterla filtrare.

Abbattere i filtri è l’ovvia necessità per raccontarsi davvero.
E se c’è un luogo dove la massima immediatezza è possibile, dove c’è assoluta “velocità” di risposta, questo è il web.
Per raccontare il nostro tempo, la rete sembra il luogo ideale, quale che sia il mezzo espressivo, e vale anche per il fumetto. Non c’è il filtro dell’editore, non esistono tempi di produzione. C’è solo l’autore e, dall’altra parte, subito il lettore.

MakkoxIl web non è (più) solo un modo per “farsi notare”, come tiene a ribadire Makkox – che in rete ci sguazza ormai da anni e che ha cominciato a far fumetti proprio da un blog – o per riuscire ad approdare alla blasonata pubblicazione cartacea. Pubblicare in rete è, appunto, pubblicare. La carta semmai arriva come conseguenza inevitabile. Ma per chi ha scelto il web, i due media non possono e non devono confondersi. Pubblicare in rete significa scegliere di abbattere i filtri.

ZerocalcareLo scorso novembre a Lucca Comics il Gran Guinigi per la miglior storia breve è toccato a un giovane autore. Si tratta di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, un altro che ha scelto la rete per raccontarsi. Per chi non lo sapesse, il Gran Guinigi è il più prestigioso premio italiano dedicato al fumetto. La giuria ha così motivato: “Per la capacità dell’autore nel padroneggiare il racconto breve con una cifra stilistica nel contempo ironica e drammatica fulmineamente calata nel quotidiano e nell’attualità.” Ed è vero: fulmineamente, appunto. Ancora velocità, ancora immediatezza.
Non può essere un caso.