Mass-media e moda: comunicare la moda

Moda e comunicazione nell'era digitale

moda e comunicazione

Fin dagli anni ’60 e ’70 la moda è stata oggetto di interesse e curiosità anche da parte di settori fino ad allora estranei al fenomeno, in particolare sociologi, antropologi e semiologi che all’argomento hanno dedicato studi e riflessioni accademiche, affascinati dalla trasformazione verificatasi, nelle società capitalistiche occidentali, della moda da pratica di distinzione sociale a forma espressiva e comunicativa. Se da un lato essa viene percepita come un mondo dorato, fatto di immagine e di apparenza, di “fumo” e di poca sostanza, dall’altro implica molto di più: attraverso la moda noi comunichiamo qualcosa di noi stessi e della nostra identità, essa ci influenza e plasma i nostri desideri e la nostra immaginazione. Inoltre, se partiamo dall’assunto che tutto comunica, allora anche i vestiti che quotidianamente indossiamo, il modo in cui ci adorniamo, ci pettiniamo o ci trucchiamo parlano di noi e del nostro essere. Pertanto, è anche attraverso di essa che possiamo comunicare reciprocamente e definire, trasmettere la nostra identità sociale. Essa ha bisogno di far accettare continui, repentini e disorientanti mutamenti delle creazioni prodotte, in un turbinio perenne di riproposizioni e stravolgimenti.

moda tendenze primvera 2013

Navigando sul web, scopriamo che è stato creato un neologismo che riguarda da vicino l moda: si tratta della modalogia, ovvero la  filosofia della moda che cura la persona e la sua immagine attraverso la consulenza filosofica. Sua mission – si legge sul profilo Facebook creato ad hoc dalla sua curatrice Cristina Finazzi – è lo «studio della moda: dall’essenziale al superfluo; dal problema alla soluzione». Questo ci dà la cifra di quanto oggi sia avvertito come necessario per gli appassionati ed esperti del settore teorizzare, ragionare e discettare sull’argomento. Ma la moda non è soltanto creatività, estro e intuito. Essa è anche management, strategia, capacità imprenditoriale e competitività. Ecco, dunque, che proprio la comunicazione assume un ruolo determinante per le imprese che fanno moda.

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Tutto ciò è tanto più evidente oggi, nei tempi dei social media, di Facebook e Twitter e del proliferare del fenomeno dei fashion bloggers che scrivono di moda. In attesa che venga fondato lo statuto epistemologico della modalogia, le aziende si sono adeguate ai tempi e sempre più spesso decidono di affidare l’immagine del proprio marchio alle sapienti mani dei bloggers più influenti, con lo scopo di incrementare la reputazione del brand. Nell’era digitale le parole d’ordine sono condividere, interagire. Lo hanno ben compreso le aziende di moda che sono scese dall’alto delle loro torri d’avorio verso i loro consumatori finali, facendo dialogare meglio e più direttamente questi due mondi. È in questo modo che le maisons prendono consapevolezza di cosa è apprezzato o cosa non piace delle loro collezioni,  cosa si dice on-line del loro marchio dai navigatori del web, nella direzione di costruire la sua brand reputation. Ma la comunicazione si sviluppa anche tra gli stessi consumatori che si scambiano idee, consigli su quali marchi scegliere e su quali capi delle collezioni proposte indossare e acquistare, magari proprio tramite la rete. In effetti, i dati parlano chiaro:

sfilata moda milanoil rapporto redatto dallo studio di consulenza strategica Casaleggio Associati di Milano ci dice, a tal proposito, che nel 2012 il settore dell’e-commerce è cresciuto in Italia del 12% per un valore di 21,1 miliardi di Euro. Non solo, ma il consorzio di commercio elettronico italiano Netcomm ha effettuato delle ricerche secondo cui nel mese di Febbraio 2013 il settore della vendita on-line di articoli di moda è in crescita continua. L’abbigliamento fa la parte del leone con il 40,6% delle quote totali, le scarpe con il 30,6% del totale, gli accessori con il 30,4%, di cui le borse da donna rappresentano il 15%. Grazie ai social e ai posts, positivi e negativi, che quotidianamente vengono taggati nei profili delle aziende di moda, i brands si connettono ai loro followers con l’obiettivo ben chiaro di rendersi appetibili per delle fasce di mercato sempre più ampie e acquisire porzioni nuove del popolo degli internauti.

Le potenzialità della rete, in questo senso, non sono state ancora del tutto studiate o sfruttate. Vedremo in futuro quali saranno le novelle strategie messe in atto dai maghi del marketing digitale per creare un livello di engagement sempre più alto sul pubblico e tradurre il binomio moda+comunicazione in fatturati.

 

Kickstarter: la rete ti finanzia

Come finanziare le tue idee

Sei un aspirante designer , uno stilista emergente o qualsiasi altro creativo che non riesce a trovare un lavoro o un imprenditore intenzionato a finanziare il tuo progetto…Rilassati…
Ora ci pensa Kickstarter….

Kickstarter è un sito web di crowd funding, forse il più famoso, attraverso il quale si raccolgono fondi per produrre design, moda, musica, fumetti, videogames, e tutto ciò che di creativo vi possa passare per la testa, a patto che naturalmente abbiate le capacità per produrlo.

Inizialmente l’idea potrebbe suscitarti scetticismo soprattuto se posta in questi termini ma vediamo alcuni numeri.
Nei suoi 24 mesi di vita Kickstarter ha raccolto la strabiliante cifra di 80 milioni di dollari da circa 600 mila finanziatori. C’è poi un altro dato da tenere in considerazione. Il fenomeno del crowdfunding, diretta evoluzione del crowdsourcing, sta letteralmente esplodendo con la nascita di numerose piattaforme dissimili tra loro solo nei particolari.

Come funziona?
Allora, una volta iscritto l’utente potrà creare la pagina dedicata alla propria idea. Attraverso questa pagina di presentazione potrà mostrare il progetto agli utenti della community e cercare di coinvolgerli al fine di ottenere il finanziamento. Una delle caratteristiche di Kickstarter è quella di praticare, per quanto riguarda le donazioni, il sistema del “full or nothing“. Ciò significa che l’utente dovrà decidere la durata della campagna di finanziamento e che l’importo totale delle singole donazioni ricevute sarà erogato solo se il budget fissato verrà raggiunto. Una sorta di tutela nei confronti dei donatori.

Qualche consiglio: 

Penso che uno parametri di giudizio fondamentali per un finanziatore/donatore sia la fiducia. Oltre alla rappresentazione esteriore della tua idea sarà quindi indispensabile riuscire anche a comunicare la passione che muove la tua determinazione. Uno strumento utile è secondo me quello di creare un blog dove raccontarti e raccontare la tua idea.

I social media , come facebook e twitter, saranno uno strumento molto efficace per divulgare la tua campagna oltre i confini della community relativa alla piattaforma di crowdfunding che stai utilizzando. Attento solo a non abusarne, se usati con superficialità potranno avere l’effetto di un boomerang.

Il lusso della normalità

Lanvin punta sulla gente comune

lanvin campagna 2012 uomo di colore

La moda reinventa i suoi codici comunicativi. E lo fa puntando sulla gente comune. E chi pensasse che a scegliere questa strada siano marchi dal target medio-basso come Piazza Italia (bellissimo il nuovo catalogo con persone reali e hashtag di riferimento per dire la tua su twitter), dovrà ricredersi. Perchè dopo il caso American Apparel – che ha scelto come testimonial una sessantenne mezza nuda in un ristorante di New York – è nientemeno che il colosso del lusso Lanvin a cedere al fascino del “comune”.D’altra parte, dopo campagne basate su video virali in cui i protagonisti erano i corpi sinuosi e seminudi delle modelle danzanti o l’accostamento modelle-rettili, era difficile andare oltre. La maison ce l’ha fatta, assoldando Steven Meisel e affidandogli il compito di fotografare la “normalità” dei propri abiti, indossati da “modelli per caso” tra i 18 e gli 82 anni. Il bello è che a posare per Steven Meisel non ci arrivano neanche molte super topmodel dai fisici perfetti, dopo innumerevoli casting.

“Mi piaceva l’idea di riportare questi vestiti sulla strada e vedere come vestivano diversamente tagli ed età agli antipodi. Quella delle fotografie sembra una sorta di strana famiglia e mi piace”, afferma il portavoce della maison. Così, archiviate le modelle di fama internazionale, Lanvin ha dato il benvenuto ad un cameriere, un designer di cappelli, un’ex ballerina, un immigrato ed altre persone per riportare la sua moda nella strada, sua principale fonte di ispirazione e dimostrare che lo stile rimane tale su tutti i fisici e a tutte le età… Basta condirlo con la propria personalità. La personalità dell’ottantaduenne Jacquie Murdock, conosciuta nell’ambiente della danza come Tajah, quando si esibiva all’Apollo theatre, o del designer di cappelli Tziporah. Le storie e i racconti dei modelli ‘occasionali’, attuali protagonisti delle campagne magazine della maison, sono raccolte in un video virale lanciato lo scorso agosto.

ballerina 82 anni con abiti lanvin

Che dopo gli anni del glamour e del lusso a tutti i costi, anni in cui abbiamo guardato con invidia e talvolta indignazione alle pagine pubblicitarie dei più famosi magazine di moda, ora sia la ‘normalità’ l’unico modo di fare notizia? Che sia l’unica, vera formula, per catturare e far tuo il cliente? Di sicuro, si tratta di un bel passo avanti verso la democratizzazione del ben vestire. Ma non possiamo dire che la famosa crisi dell’economia mondiale, che inizia a farsi sentire anche nel mercato del lusso, non c’entri nulla (a proposito, sapete che la sede storica di Tiffany è a rischio chiusura?). La campagna così realizzata, orfana dei cachet stellari delle supertop, è infatti costata meno della metà della precedente. E sicuramente ha fatto parlare molto più di sè.